Le terapie anticancro mirate rappresentano la “nuova frontiera” della cura di molti tumori solidi come il tumore del colon-retto. Si tratta dei farmaci biologici, come gli anticorpi monoclonali anti-EGFR, capaci di bloccare la crescita delle cellule tumorali, interrompendo l’attività di specifiche molecole presenti nelle cellule neoplastiche, necessarie alla loro crescita e alla loro moltiplicazione.
Questo tipo di farmaci è in grado di rendere inattive una o più proteine che hanno un ruolo chiave nelle vie metaboliche cellulari e, quindi, di “spegnere” l’interruttore da cui dipende la proliferazione delle cellule tumorali. Inoltre, essi risultano più efficaci e tollerabili dei trattamenti attualmente usati poiché attaccano in modo specifico le cellule tumorali e lasciano la maggior parte delle cellule sane intatte.
Negli ultimi dieci anni, il trattamento del tumore del colon retto è migliorato significativamente e la sopravvivenza media è più che raddoppiata. Ma vi è ancora molta strada da fare, in primo luogo per individuare il regime ottimale per la malattia in fase metastatica. Aumentare il numero di farmaci impiegati in associazione, per esempio, significa aumentarne la tossicità e i relativi costi sanitari. Per queste ragioni, occorre migliorare la capacità di identificare con precisione e da subito quali pazienti possano trarre benefici da ciascuna classe di farmaci, evitando così di esporre agli effetti indesiderati di un farmaco i pazienti che non trarrebbero beneficio da quella terapia e contenere i costi.
Nuove ricerche hanno dimostrato che l’identificazione di queste molecole specifiche, - chiamate biomarker (biomarcatori), - in alcuni tipi di tumore come quello del colon-retto può predire i benefici dei suddetti trattamenti mirati con farmaci biologici. I biomarker consentono, cioè, agli oncologi di selezionare da subito il trattamento più appropriato per i pazienti o quanto meno di stabilire se un determinato paziente potrà o meno trarre beneficio dall’assunzione di un farmaco biologico e, quindi, di migliorare gli esiti della terapia nel lungo termine.
Attualmente, sono disponibili pochi biomarker oncologici in grado di agevolare la decisione terapeutica, ma numerosi altri sono in fase di sviluppo e quest’area dell’oncologia, in rapida espansione, potrebbe in futuro offrire un contributo significativo al trattamento del cancro.Uno di questi biomarker, oggi utilizzato per “mirare” con maggior precisione la terapia anti-cancro nel tumore del colon-retto metastatico è il gene che codifica per la proteina KRAS, presente sulle cellule tumorali dei pazienti affetti da tumore del colon-retto.
Ma perchè l’analisi del KRAS può aiutare gli oncologi a scegliere in prima battuta se attuare o meno la terapia biologica? Perché essa consente di scoprire se il gene KRAS è immutato (wild-type) oppure se ha subito una mutazione, - come accade in circa il 35% dei casi di tumore del colon-retto, - che mantiene la proteina KRAS costantemente “accesa”, senza bisogno dello stimolo rappresentato dal fattore di crescita epidermico (EGFR), che normalmente sarebbe invece indispensabile. Risultato? La cellula neoplastica avente un gene KRAS mutato risulta insensibile ai farmaci biologici anti-EGFR. Al contrario, un paziente affetto da tumore del colon-retto con gene e proteina KRAS normali (wild-type) potrebbe trarre maggior beneficio dal trattamento con terapie anti-EGFR.
E' importante ricordare che questi farmaci usati da soli danno risultati modesti e devono essere sempre combinati con la chemioterapia.
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